venerdì 30 maggio 2014

0 Comproprietà addio: perché le hanno cancellate e come cambierà il mercato!


Tanto tuonò che piovve. Ci avevano già provato qualche mese fa. L’ordine era perentorio: abolire le comproprietà. Una pressione che arriva soprattutto dalla Uefa e da Platini in persona. Ma del resto, la pratica delle compartecipazioni è (o meglio, era) una esclusività tutta italiana. Se si concepisce il calcio come globale e universale (compresa la sua economia) non ha alcun senso che solo un paese adotti un sistema che è considerato astruso e incomprensibile in tutta Europa. Trattative internazionali rese complesse da questa “chicca” tutta italiana. Tuttavia il voto di qualche mese fa in Lega non sortì effetti: l’assemblea non trovò l’unanimità (molti club di Serie A contrari: tra cui Udinese, Genoa e Sassuolo) e arrivò il rinvio che sembrava potesse eludere il problema. Del resto la comproprietà non è altro che un modo per spendere meno soldi facendo muovere comunque il mercato. La crisi è una giustificazione forte e difficilmente contestabile.
Si paga “mezzo” giocatore per risparmiare. Al di là del momento economicamente difficile, il vero problema è che in modo tipicamente italiano, si è portata questa formula agli estremi. La comproprietà era diventata uno strumento astruso, che ha complicato la lettura dei bilanci e la loro trasparenza. La Uefa lo chiede chiaramente: bisogna “ripulire”  i club, rendere i bilanci più chiari, leggeri e facili da analizzare. Soluzioni adottate anche in Europa, come il “controriscatto”, sono anch’esse nel mirino. Ma nel caso dell’italiana “comproprietà libera” si parlò di strumenti illogici e fuorvianti. Si stabilisce il valore della metà di un giocatore, ma l’altra metà ha un costo indefinito. Se mezzo giocatore vale 5 milioni, perché mai l’altra metà deve avere valore diverso, magari più alto? Soluzioni tecniche, potenzialmente “un’arma” che poteva far alzare a piacimento la cifra del riscatto della metà. La Uefa ha alzato il dito proprio su questi aspetti, lamentando l’esistenza di gioghi contrattuali ai quali erano sottoposti calciatori e club.
E questo per non parlare dei presunti “ricatti” a calciatori o pressioni da parte delle società (soprattutto in Serie B) che hanno utilizzato la compartecipazione per fare pressione sul calciatore. Lamentele arrivate già anni fa direttamente dalla Uefa: «Le comproprietà inibiscono la volontà di un calciatore di scegliere il suo destino – ha poi spiegato il presidente Figc Abete – agenti e figure indefinite determinano patti e scelte. È ora di dire basta». E così è stato. La Figc ha preso la situazione di pugno e con un tratto di penna ha cancellato definitivamente le comproprietà: restano valide quelle esistenti (compresi i diritti già sanciti per i riscatti) ma tutte avranno durata di un anno. Dopodiché dovranno essere risolte, con un accordo o con le famigerate “buste”.
Una situazione che nell’estate 2015 potrebbe diventare esplosiva, visto che ad oggi ci sono ben 164 compartecipazioni solo in Serie A (e altre 300 circa tra Serie B e Lega Pro). Il giro d’affari nella massima serie è di ben 130 milioni di euro (spulciando i bilanci e le relative voci). Insomma, una bella batosta. La domanda è lecita: cosa sostituirà le comproprietà? In Inghilterra, tanto per fare un esempio, ci sono molti più prestiti, che durano dai sei mesi ai due anni e sono spesso gratuiti. In Italia è diverso perché i soldi devono “girare”. Sicuramente le comproprietà saranno rimpiazzate da prestiti onerosi, ma a questo punto la Figc ha fatto capire di voler ufficializzare l’obbligo di riscatto. In pratica si potrà comprare un giocatore per poi pagarlo l’anno successivo: possibile che il famoso “controriscatto” torni in auge per prolungare la cessione temporanea di un altro anno. Ma almeno tutte le complicate formule, a partire dal riscatto del 50% e successivo contro-riscatto, o la famosa comproprietà libera, spariranno. A beneficiarne, di sicuro, sarà la chiarezza: certi trasferimenti non saranno più un “mistero” e questo aiuterà tifosi e sportivi a comprendere meglio il calciomercato. Almeno questo è già un risultato.

Fonte: DiMarzio


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