lunedì 19 maggio 2014

0 Corbo: "Modello Barça e squadra credibile: il gruppo Benitez è già..."


Benitez non ama raccontarsi, ma lascia almeno cinque tracce della sua opera. Segna la discontinuità. Abbatte il limite dei cento gol finendo a 104, con gioco aggressivo, elegante, talvolta temerario. Realizza gli stessi 78 punti di Mazzarri, attraversando con dignità l’Europa (girone da 12 punti in Champions) e vincendo la Coppa Italia. Ma dimostra che il turnover non è un’utopia in Italia, dove è urgente rinnovare la preparazione. La squadra che travolge il Verona e stravolge la faccia da angelo presepiale di Mandorlini, compaiono solo 4 giocatori dell’anno scorso, e non tutti erano titolari. Con Maggio, tre ex precari: Insigne, Dzemaili, Britos. Sette i nuovi acquisti, e di questi ben quattro arrivati nel 2014. Doblas, il convincente Henrique, il puntuale Ghoulam, un Jorginho in progresso. Zapata, la più verde rivelazione di primavera, colma il vuoto lasciato dall’esausto Higuain, 25 gol in stagione. La quarta traccia: si vede il Napoli correre con palla bassa nelle diagonali offensive. Ed è la 53esima partita. Tranne la Roma di Garcia, gli altri staff massacrano le squadre. Napoli e Roma sono state atleticamente vivacissime fino agli ultimi minuti.
Quante perplessità aveva suscitato Benitez con la sua blanda preparazione, tutta impostata su gioco e velocità, e mai sul fondo? Visto il suo Napoli, che ha perso punti solo per infrequente concentrazione, i calciatori continueranno a sputare l’anima? Gli altri dovranno rivedere qualcosa? L’architetto del nuovo corso meriterà la direzione esclusiva del mercato: nessuno come lui ha dimostrato di sapere costruire, non solo guidare. Tranne Cavani, per anni il Napoli ha sprecato milioni per affidarsi poi alla fantastica struttura montata dal vecchio management fino al 2009. Innovativa la formazione di ieri. Assenti Higuain, Albiol, Hamsik, Fernandez, il Napoli ha esasperato il modello spagnolo, quello del Barcellona ovvio, inserendo tre giocatori con forte vocazione offensiva che per le loro caratteristiche in Italia nessuna squadra osa mettere insieme: i funambolici nani Callejon, Insigne e Mertens, quindi tre brevilinei creativi, dotati di tecnica e scatto. Callejon e Mertens sono le splendide novità dell’anno, al pari di Insigne maturato nella fiducia dell’allenatore, e lodevole per la franca disponibilità alla fatica di arretrare e ripartire. Hanno contribuito alla vittoria in due. Mandorlini ha affrontato il Napoli con uno slab- brato 4-3-3, con una mediana (Donadel centrale fra Halfredsson e Sala) che non ha costruito né arginato ed una linea difensiva disordinata come una orchestra stonata nel fuorigioco, fino ad essere sotto di due gol dopo 15 minuti. Ha fatto scoprire nel Napoli un pregio inedito: palleggio in velocità. L’altro è Zapata: snello, agile, puntuale. Imbarcato anche lui in questa ciurma sbarazzina e talvolta devastante, che non ha «imprese storiche » da raccontare come fino alla noia toccava ascoltare, ma finalmente credibile quando annuncia un futuro migliore. Per questo Napoli è già domani.

Fonte: Repubblica


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