venerdì 16 maggio 2014

4 "Guardate come mi hanno ridotto.. datemi una maglia del Napoli", tra incubi e speranze...


«Figlio mio, ti prego, stai tranquillo. Non vogliono farti del male...». Antonella fatica a trattenere le lacrime. Ciro ha appena chiesto: «Dov’è mia madre?». È seduta alla sua sinistra. Può incrociarne lo sguardo, sentirne il respiro, ma ora non la riconosce. «Ciro, sono qui...». Lo accarezza, gli tiene la mano. Cerca di calmarlo. L’effetto dei sedativi va e viene senza una logica. Ora Ciro ci guarda. I nostri occhi si incontrano per una frazione di secondo. E tanto basta perché ricominci a dimenarsi. Gira la testa dall’altra parte, agita le braccia, fugge il nostro sguardo. Come se volesse scappare via. Come se il nostro volto estraneo gli ricordasse il suo aggressore. Ora gli occhi di Ciro sono pieni di paura. Si rivolge alla madre: «Perché mi vogliono arrestare?». Torna a incrociare il nostro sguardo: «Guardate come mi hanno ridotto...».

Da dodici giorni il mondo di Ciro è una stanza due metri per tre del centro di Rianimazione del Policlinico Gemelli. Entriamo da una porta rossa. Aspettiamo in un piccolo ingresso.
Sulla parete celeste è appeso un ritratto di Giovanni Paolo II. Sorride. Si apre una porta più piccola, si gira a destra, ancora un paio di passi. Eccoci. La stanza di Ciro è la seconda a sinistra, numero 8. Le visite sono ammesse in due fasce orarie, dalle 13 e dalle 18. I genitori hanno una certa libertà, gli altri cari possono entrare due alla volta ma non devono trattenersi troppo. Ciro non va stressato. Ad ogni sussulto emotivo può corrispondere uno sbalzo dei valori. Le condizioni migliorano molto lentamente, da due giorni non è più intubato, ha cominciato a respirare con l’aiuto di una mascherina, e ieri i medici hanno provato a sospendergli la dialisi. Riuscire a fare pipì sarà un altro piccolo passo verso la normalità. Ma la prognosi resta riservata. È un cammino lungo, faticoso, molto doloroso. E dalle prospettive ancora incertissime. Lui non lo sa, Antonella invece se ne rende conto benissimo.

Poi, d’improvviso, un momento di lucidità, anche se disperato. Di nuovo rivolto alla madre: «Io non ho fatto niente, io non c’entro. Mamma, tu mi credi?». Antonella lo rassicura. Riprende ad accarezzarlo. In questi casi calmarlo è l’unica cosa da fare. Dall’altra parte del letto, c’è Angela Tibullo del Centro Dike, un pool di professionisti che offre consulenze cliniche e forensi. Angela è una criminologa ed esperta in comunicazione non verbale. La famiglia Esposito si è affidata a lei in questo momento tanto delicato, per la sopravvivenza e la guarigione di Ciro e lo sviluppo delle indagini. Quando Ciro si agita, Angela sa cosa dirgli. Con un guizzo: «Guarda la cravatta del dottore, è bianca e azzurra...». E Ciro, come se quei due colori avessero improvvisamente diradato la scena, illuminato le zone d’ombra: «Voglio la maglia del Napoli...».

Fonte: Gazzetta dello Sport


4 commenti:

Feeds Comments
Anonimo ha detto...

Forza Ciro non mollare, forza Ciro non mollare ......forza Ciruuuuu

Anonimo ha detto...

Non mollare Cirooo!!!

Anonimo ha detto...

Ciro non mollare! !! Quella maglia che tu tanto vuoi sono i colori che sgorgono dentro di te!!! Che dio ti benedica sempre! ! Forza ciruzzzz

Claudio Pezzella ha detto...

Ciro e severamente vietato mollare, sei napoletano e tale orgoglio,ti da forza di combattere NON MOLLARE ............Maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

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