martedì 24 giugno 2014

0 Corbo: "Stesse paure ma con stili diversi: Prandelli come..."


Spassati 32 anni e un giorno da una partita come questa. Una vigilia come questa. Un tensione come questa. La Nazionale vive le stesse ore di incubo di quel pomeriggio di pioggia gelida nel ritiro di Pontevedra, nord-ovest della Spagna. In Galizia arrivano più tardi la notte e l’estate. Ventitré giugno a Vigo, Italia-Camerun, la terza partita del Mundial ’82 poteva essere l’ultima. Recita indifferenza il napoletano Carlo De Gaudio, capo della spedizione. Per far sentire ad altri, riferisce al presidente Federico Sordillo che a Barcellona «è tutto a posto, sono già arrivate anche le provviste segnate dal cuoco». Anche Sordillo, livido, finge di informarsi in quel teatrino dell’ottimismo. Si dà per scontato il passaggio del turno, un modo per isolare la squadra dal pessimismo diffuso di quel giorno. Qualche inviato intanto ricostruisce «I tre scali della vergogna», dove può atterrare la nazionale, se esce. Nizza, Lugano o Malpensa? Che incubo. È già in preallarme il comandante Caruso, capo istruttore dei piloti Ati, uno che guida il Super 80 per Papa e Nazionale.
Di diverso, 32 anni ed un giorno fa, c’era Bearzot. Sorride a Paolo Rossi che chiama “vecio”, come ai raduni degli alpini, e Paolo pallido e smunto prende coraggio. L’1-1 (Graziani e M’Bida, in due minuti) porterà l’Italia a Barcellona, quindi al trionfo di Madrid. Bearzot cambia un solo giocatore: fuori Marini stirato la mattina, dentro Oriali, un segno del destino. Mai nessuno era stato attaccato come Bearzot, mai nessuno è stato così fermo nelle sue scelte. La Nazionale cambia ancora. Chi voleva la difesa a 3 juventina, è servito. Gioca Immobile, ma non è escluso Balotelli. Verratti estromesso, e già richiamato. Prandelli ascolta tutti. Toccando ferro: nessuno ha diritto di dargli torto stasera. Nostalgia di Bearzot, certo. Ma erano altri tempi. Questo è il mondo di Prandelli.

Fonte: Repubblica


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