lunedì 30 giugno 2014

0 Dai duri delle curve solo cori e applausi. Poi, dalle retrovie, spunta anche Genny


Il silenzio degli ultrà nella grande piazza di Scampia. «Siamo qui solo per Ciro. Per noi è come un fratello », dicono i “duri” delle curve. Gli ultras prendono posto sulla scalinata che si trova dalla parte opposta del feretro. Quando la funzione comincia, avanzano di qualche metro e srotolano lo striscione che recita: «La Napoli ultras con dignità piange un degno figlio della città. Cia’ Cero’». Firmato, Curva A e Curva B. Poi più niente. Solo qualche coro per Ciro e tanti applausi all’indirizzo del feretro. In mezzo alle delegazioni di tifosi organizzati provenienti da ogni parte d’Italia, c’è anche Gennaro De Tommaso detto ‘a carogna, uno dei capi della Curva A la cui immagine sulla balaustra dello stadio Olimpico, ripresa dalle telecamere la sera del 3 maggio, ha fatto il giro del mondo. Il suo arrivo in piazza viene addirittura segnalato come “notizia urgente” dalle agenzie di stampa, forse per quella trattativa sull’inizio della gara, peraltro sempre negata sia dal Viminale sia dagli ultras.
Stavolta però Genny non è in prima fila, resta nelle retrovie, lasciando agli altri leader il compito di dirigere le operazioni. «Lasciatemi stare, sono qua solo per il funerale », dice allontanando i cronisti. Non indossa la maglietta “Speziale libero”, che tanto aveva fatto discutere dopo il 3 maggio, ma un’altra t shirt, sempre nera, e un berretto per proteggersi dal sole. Molti lo salutano, poi De Tommaso sceglie una posizione defilata dove resterà fino alla conclusione del rito. Fu proprio Genny, peraltro, subito dopo la sparatoria di Tor di Quinto, uno dei primi a soccorrere Ciro Esposito e gli altri due tifosi del Napoli feriti dai colpi d’arma da fuoco esplosi dalla pistola impugnata, secondo la ricostruzione della Procura di Roma, dall’ultrà romanista Daniele De Santis detto “Gastone”. I tragici eventi di quella sera, resi ancor più dolorosi dalla morte dopo 53 giorni di calvario dello sfortunato operaio di Scampia hanno portato a Napoli, per i funerali, supporters di molte altre tifoserie, non solo appartenenti ai gruppi storicamente gemellati con i gruppi organizzati del San Paolo. Nella piazza arrivano i genoani, da più di trent’anni legati da amicizia con i napoletani, ma anche le magliette blu della Curva Nord Ancona, che sono fra i primi a raggiungere il quartiere, parcheggiano tre pulmini proprio ai piedi delle Vele e srotolano lo striscione con scritto “Ancona piange un suo fratello”. A Scampia ci sono anche i supporters del Catania, quelli di Avellino, Bari, Nocerina, un gruppo di milanisti. Sul feretro di Ciro Esposito compare una sciarpa gialla del Borussia Dortmund, la squadra tedesca da quest’anno gemellata con il Napoli. Sui muri, un manifesto a lutto firmato “Brigata Bizantina Rossano Gruppo ultras ‘86”, uno striscione “Ciao Ciro” esposto dagli Ultras Curva Nord Taranto e tanti altri ancora. Tra la folla, tante magliette con i messaggi tipici delle tifoserie organizzate, da “Associazione non riconosciuta” a “Nati per difenderti”. Ma chi si aspettava slogan ostili contro i romanisti oppure frasi riconducibili a propositi di vendetta resta deluso. Come durante i surreali novanta minuti dell’Olimpico, gli ultrà mantengono nel corso della lunga funzione religiosa un silenzio interrotto solo da cori per Ciro e dagli applausi all’indirizzo del feretro. La linea del cordoglio viene rispettata da tutti e niente spezza il rispetto chiesto dalla famiglia Esposito. Anche quando la salma lascia la piazza e attraversa il quartiere per raggiungere l’autolavaggio dove Esposito lavorava, il corteo che lo accompagna ha voci e canti solo per il suo “eroe”. È il giorno del dolore, oggi, non quello dell’ira.

Fonte: Repubblica


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