lunedì 30 giugno 2014

0 Dalla mamma di Ciro Esposito davvero una grande lezione di vita, anzi di morte


Ci sono tanti modi di perdere, di incassare una sconfitta, di assorbire, gestire le delusioni. Vince quasi sempre il modo peggiore, purtroppo. Perché in fondo siamo solo piccoli uomini. Si parla, com’è chiaro, del dopo-eliminazione dell’Italietta al Mondiale. E di quel ritorno a casa avvenuto nell’indifferenza anche dei più cattivi. Tanta indifferenza che il gruppone azzurro è stato quasi sul punto di augurarsi almeno un fischio, che so, un pomodoro molle, troppo maturo… Invece niente, proprio niente. Evidente che il tifoso italiano ha ritenuto la comitiva non degna neppure della temuta contestazione, che non valeva la pena sprecare fiato, i centesimi per pagarsi le munizioni di verdura, persino della sua saliva. Perché farlo, d’altra parte - s’è detta la gente - se quello che è stato identificato (e forse neppure meritava tanta gloria ) come l’impersonificazione del fallimento dopo il ko, mentre tutti i suoi compagni erano mestamente intenti a fare le valigie, era invece là che cercava un barbiere che gli dipingesse di biondo la cresta? Il nome non lo facciamo, e di proposito, tanto l’hanno capito tutti. E il modo peggiore di perdere è stato completato dall’inevitabile ‘muoia sansone con tutti i filistei’: piatti in faccia, “io so’ io e tu si’ tu”, colpe distribuite come carte da gioco. Come succede in tutti i matrimoni falliti. Peggio… era impossibile. Anche perché lo sfacelo del calcio azzurro è arrivato mentre in Italia si celebrava questo sì un vero lutto; mentre la mamma di Ciro Esposito mostrava al mondo come si può sopportare la tragica morte di un figlio. Ci è venuto in mente il “vi faccio vedere io come muore un italiano” che Fabrizio Quattrocchi, legato, strillò in faccia al killer iracheno che 10 anni fa lo ammazzava in una trincea. La tristezza per la stupidissima (al confronto) eliminazione dal torneo iridato di calcio diventa così una banalità infinita e la mamma di Ciro Esposito contemporaneamente diventa - lei sì -, nuova eroina dei tempi moderni, scrostando in un colpo solo secoli di immagine piagnucolosa, disonore, che noi partenopei portiamo marchiata sulla pelle. Napoli non la ringrazierà mai abbastanza, donna piccola, con gli occhi alla fine che erano spenti, i lineamenti cambiati dal dolore, ma gigantesca nella sua immensa dignità. Ecco, da lei, se ne siamo capaci, dobbiamo tutti imparare, perché così muore un napoletano.

Fonte: ilRoma


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