giovedì 26 giugno 2014

0 Morte Ciro Esposito, un capo ultrà della Curva A: "De Santis? Gente come lui muore ogni giorno..."


«IBASTARDIcome quell’assassino romanista muoiono ogni giorno, appena aprono gli occhi. Noi no. Gli uomini veri, come gli ultrà, o come Ciro, muoiono una sola volta». C. è un uomo dal tono incredibilmente calmo e basso. Si ferma. «Scusi, ma come avete fatto ad arrivare qui?». Dimenticate i De Tommaso. Dimenticate “Genny ‘a carogna” o qualunque grassoccio appeso agli spalti, con l’incolpevole fisionomia da vicolo e il retroterra penale che solletica il racconto mediatico. Quelli che oggi contano nella galassia articolata e per molti aspetti unica degli ultrà napoletani, quelli che pesano come autentici leader e possono dettare una linea sono come C.: 45 anni, una famiglia, un lavoro vero, il tono basso, la padronanza dell’italiano, qualche studio e lettura, una polo immacolata sui bermuda, carte di credito e qualche week-end fuori. I capi veri, come lui, come Cristian, come Alessandro o Salvatore, sono, parlano e agiscono da qui: nell’ombra. C. è considerato un capo della curva A, anche se si considera soltanto «uno dei tanti del mondo ultrà di ideali e valori». È un imprenditore, con un negozio avviato.
Da 30 anni va allo stadio, oggi ha famiglia, figli, continua a seguire il Napoli con la stessa incrollabile “superiore” identificazione di quando era bambino, non ha mai rinnegato la “fede”. Anzi. «Sappia che noi o parliamo insieme o non parliamo affatto. E io non voglio fare nessuna intervista ». C. appare davvero affranto nell’ora di pausa, seduto in un angolo del suo negozio. «Ma una cosa la può scrivere: noi sapevamo da cinquanta giorni che sarebbe finita così. Se una pallottola ti perfora un polmone non puoi darla a bere e dire che si salva. È vero che a Roma sono stati mobilitati i migliori medici, intorno al capezzale di Ciro. Ma lo facevano per loro: per pararsi i loro fondoschiena». Loro chi? «Il governo, le istituzioni. Lo sa che adesso io pagherei qualunque cosa, qualunque somma per sapere cosa si stanno dicendo Renzi, Alfano e gli altri? Per capire come “apparare” questa situazione?». Si ferma, e dice seriamente: «Darei la vita per saperlo ». C. fa sfoggio di storia: «I romani si sa, sono bastardi: sono storicamente abituati alle lotte per il potere e la prevaricazione. Noi napoletani siamo abituati a subire, siamo sempre stati dominati nei secoli: ma poi scatta qualcosa, la disperazione diventa la nostra arma, il nostro riscatto ». Fa analisi da sociologo, da economista. «Cos’è la tessera del tifoso, per voi? Un modo di assoggettarci alle banche, di controllarci e di lucrare sullo sport, sul mondo ultrà». E ancora: «Invece di venire qui a chiedere il nostro parere, cominciate a interrogare i napoletani infelici per come è ridotta la loro città, fatevi due domande sulle discriminazioni che subiamo, su quelle che subiscono gli ultimi». Accenti sprezzanti verso tutti i media. «Chi difende davvero Napoli? Voi? Non c’è niente di personale, ci mancherebbe, parlo di quello che vedo e di come funziona». Aggiunge: «Il problema è che anche i giornalisti, come tanti che dovrebbero fare il loro dovere, hanno paura di morire». E chiude: «I bastardi muoiono ogni giorno. Uno come quell’assassino romanista apre gli occhi la mattina e muore ogni giorno. Noi no. Gli uomini veri no, ma il mondo degli ultrà è un mondo di ideali ». Intorno a lui, una città in lutto: manifesti in onore di Ciro che vengono distribuiti non si sa da chi in ogni quartiere popolare. Manifesti di cordoglio o anche messaggi di vendetta, di odio, di indignazione e rabbia. Come quel “De Santis fascista assassino, Napoli ti odia”, comparso al corso Vittorio Emanuele e subito rimosso dalla Digos. Sono tanti i segmenti della tifoseria napoletana: Niss (acronimo di Niente incontri solo scontri), Mastiffs, Fossato Flegreo, Area nord, Ultrà 71, Rione Sanità, Fedayn, contano genesi, orientamenti e provenienze geografiche diversi. Oggi sono tutti d’accordo nel non voler più esporsi con le rispettive sigle di appartenenza e vogliono farsi identificare solo come “curva A” e “curva B”, e appaiono tutti intenzionati a rispettare il cordoglio della famiglia Esposito e a non creare disordini. Ma gli umori della piazza, lo stato d’animo della tifoseria è un’incognita con cui fare i conti. Non adesso. Ma subito dopo. Per questo, per il prossimo campionato, dagli specialisti della Digos e dai vertici della questura napoletana è partita un’ipotesi specifica: abolire tutte le trasferte lungo l’asse Napoli-Roma, e non solo. Vietato minimizzare le conseguenze del dolore.


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