sabato 28 giugno 2014

0 Nazionale da rifare, ma i nuovi campioni giocano in Serie B!


Dove è finita la grande scuola italiana dei difensori? Perché non sbucano più i Pablito e gli attaccanti da notti magiche? Soprattutto che fine hanno fatto i vivai dei club e di conseguenza come si è ridotta la nostra Under 21, il grande serbatoio della nazionale?
Il fallimento di Brasile 2014, 32 anni dopo la notte mundial di Madrid è la cartina al tornasole di come la corsa allo straniero, favorita dalla legge-Bosman, abbia penalizzato l'azzurro nazionale. Zoff alza la coppa del mondo, ma guardate chi in quel periodo gioca nell'Under 21: Franco Baresi, Bergomi e Massaro, convocati poi dal ct Bearzot e campioni del mondo a Madrid. Oltre a loro Nela, Tassotti e Galderisi, gente da grandi squadre, gente che in azzurro ha fatto il suo.
Detto poi della fenomenale cucciolata 1986, con Zenga, Ferri, De Napoli, Giannini, Donadoni, Mancini e Vialli, quella che porterà al terzo posto ad Euro 1988 e a Italia 1990, ecco pronto con gli azzurri secondi al mondiale negli Stati Uniti nel 1994 il ricambio generazionale formato da Vieri, Toldo, Panucci, Inzaghi, Cannavaro, Del Piero e Del Vecchio.
Dal 1982 al 1994 l'influenza dello straniero passa dal 6% al 14%. Per una percentuale visti nomi e risultati che non influisce sul ricambio generazionale azzurro. Ma dall'anno successivo, con la sentenza-Bosman, ecco lo spartiacque: ecco la corsa allo straniero, ma se prima era di qualità: da Platini a Maradona, da Falcao a Boniek, tanto per fare qualche nome, adesso è una corsa indiscriminata dettata da una politica economica in cui l'Italia non è più il campionato più bello e ricco del mondo.
I campioni del mondo 2006 sono l'ultimo acuto azzurro se in quell'anno dell'under 21 i giocatori di livello sono solo Chiellini, Montolivo e Pazzini.
Dal 6% del 1982 siamo adesso al 65%, 10 volte tanto, di presenza straniera nel nostro campionato. Tanto che l'Under 21 di oggi è formata da ragazzi che non trovano più spazio in serie A, se non in squadre che lottano per salvarsi, da ragazzi che giocano soprattutto in serie B. Il risultato? Non c'è ricambio generazionale all'altezza. E Brasile 2014 è quasi mezzo secolo dopo un'altra Corea.

Fonte: SportMediaset.it


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