giovedì 26 giugno 2014

1 "Non finisce qui", gli ultrà giurano vendetta contro i romani


Vietato farli incontrare. Non solo ora, non solo qui. «Rischio di ritorsioni a medio e lungo termine » tra napoletani e romanisti, scrivono gli specialisti della Digos di Napoli nelle informative inviate al Viminale. Vietato minimizzare dopo la morte di Ciro Esposito: un tifoso disarmato ucciso, a pochi metri dall’Olimpico in quel dannato 3 maggio, da un ultrà con la pistola. L’ipotesi allo studio dell’intelligence e del governo è di inedita drasticità: uno stop alle trasferte sull’asse Napoli- Roma, per scongiurare contatti tra le tifoserie già storicamente contrapposte e ora divise dall’odio per l’uccisione del trentenne operaio di Scampia. Ma esiste un’opzione anche più severa: proibire ai supporter giallorossi di seguire la squadra anche in altre tappe considerate a rischio — sempre che valutazioni di altra natura, politica o economica, non abbiano la meglio sugli obiettivi di prevenzione e sicurezza disegnati in queste ore. Intanto resta altissima la vigilanza sugli “umori” del mondo ultrà napoletano.
Rabbia, indignazione, rancore. E sete di giustizia sommaria. Sentimenti che, per ora, corrono sul web ma vengono presi in seria considerazione dagli inquirenti. Sotto la lente di chi sta monitorando anche i social network finsice l’hashtag: #nonfiniscecosi”. Significa: vendetta. Qualcuno ha già lanciato su twitter, rivolto ai romanisti, una minaccia: «State attenti, vi consiglio di fare i bagni ad Ostia e Fregene». Sottinteso: quest’estate non potrete girare in vacanza tranquillamente. Ecco perché, dalla questura di Napoli dove il questore Guido Marino e il capo della Digos Luigi Bonagura sono in costante contatto con i colleghi della capitale, si disegnano due scenari. La ritorsione a “medio termine”, che potrebbe essere innescata da incontri più o meno casuali, persino in un villaggio turistico, tra le tifoserie che se la sono giurata; e lo spettro di una vendetta a “lungo termine”, alla ripresa della stagione sportiva, magari in pieno campionato, con incroci dei rispettivi pullman su autostrade, arterie periferiche o autogrill. Nella galassia ultrà, c’è chi ostenta calma ma pronuncia parole di fuoco. Come C. un capo della curva A napoletana, imprenditore, 45 anni, padre di famiglia che dice a Repubblica : «I bastardi come quell’assassino romanista muoiono ogni giorno, appena aprono gli occhi. Noi no. Gli uomini veri, come gli ultrà, o come Ciro, muoiono una sola volta. E poi i romani, come la storia ci insegna, hanno sempre lottato per prevaricare e conquistare potere. Noi napoletani abbiamo sempre subìto, accettato dominazioni. Ma poi arriva la disperazione. E quella diventa il nostro riscatto, la nostra arma». Eppure la madre di Ciro, Antonella, sta pregando tutti i suoi amici, da quel giorno: «Nel nome di Ciro basta violenza, ve lo vieto». C’è una Napoli affranta che aspetta di salutare Ciro, domani, a Scampia, nel giorno dei suoi funerali. La celebrazione, che si svolgerà con rito evangelico ai piedi delle Vele, stessa piazza del quartiere che ospitò la storica visita di Papa Giovanni Paolo II, è annunciata anche la presenza di delegazioni di ultrà delle squadre gemellate con il Napoli: Genoa, Catania, Ancona. Sono attesi anche i sostenitori della Lazio: la pluriennale ostilità fra biancocelesti e napoletani si è trasformata in amicizia proprio dopo la tragica sequenza del 3 maggio. Il sindaco Luigi de Magistris annuncia il lutto cittadino. «Napoli è profondamente colpita dalla morte di Ciro e lo sono anche io. No alla violenza, no alla vendetta, sì alla giustizia. Questo è il modo migliore per dare una risposta alla famiglia di Ciro e alla città», sottolinea il sindaco. Che poi chiede alla magistratura e al governo «di accertare tutte le responsabilità per quanto accaduto quel giorno. Se c’è qualcuno che ha sbagliato, come pare del tutto evidente, paghi». Scampia ora vuole solo ricordare il suo “eroe”. Gli striscioni che invitavano Ciro a non mollare vengono riavvolti fra le lacrime. Al loro posto, un lungo drappo nero, davanti all’autorimessa dove il tifoso lavorava: “Ciao eroe” e la grande foto dove sorride. Poi con la vernice spray: “Ciro per sempre ultrà”. In serata, al San Carlo, la replica del Requiem di Mozart si apre con un minuto di silenzio.

Fonte: Repubblica


1 commenti:

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Anonimo ha detto...

ma non diciamo str.....e basta violenzaaaaaaaa.....

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