giovedì 3 luglio 2014

0 Era stato accostato al Napoli, grazie al Mondiale super è a un passo dal Bayern Monaco


“Questa parata è per Dio, per la mia famiglia, per i miei compagni, per tutta la Costa Rica. Viva la Nazionale, e la Costa Rica”. Un tweet in spagnolo, dal Brasile, nel mezzo della notte italiana. Che personaggio Keylor Navas. Non potrebbe essere altrimenti, per questo predestinato nato a Perez Zelanda. [keylor navas] A casa sua, in Sudamerica, ha vinto tutto. Cresciuto nel Saprissa, dove ha conquistato ben 6 titoli nazionali e una Champions League del Centro America. L’esordio a 19 anni, per poi approdare sette stagioni dopo nel calcio spagnolo, all’Albacete. Un’annata fortunata, che gli ha permesso di trovare posto al Ciutat de Valencia. Due anni da secondo di Munua, di cui Navas parla un gran bene, poi la chance. Sfruttata alla perfezione. Ha sfiorato il Mondiale del 2006 in Germania, ma dal 2008 in poi è stato un simbolo per la Tricolor costaricense. Poi, il Levante e la storia recente. Il titolo di miglior portiere del torneo in bacheca, la valigia pronta per volare in Brasile tra un sondaggio e l’altro. In Italia, si è informato il Milan. In Portogallo il Benfica, in Spagna il Cholo Simeone lo conosce bene.
Lo sprint decisivo però lo fa il Bayern Monaco, dopo il no del Genoa per Perin: accordo ad un passo, e ufficialità che potrebbe arrivare anche a breve visto il contratto in scadenza nel 2016. Magari, però, subito dopo il Mondiale. Sì, perché prima c’è un quarto di finale da scrivere, da vivere. Parate e gloria, come piace a lui. La fame di arrivare lontano, la pazzia come compagna fedele di viaggio. Prima di partire per il Brasile, nelle stanze della Federazione costaricense, una richiesta per il premio-vittoria finale. [navas 2] Non scherzava affatto, nonostante qualcuno lo guardasse con occhi sbalorditi. Crede nei suoi sogni, li vive al massimo. E così, dopo aver subito solo due gol in tutto il Mondiale, dopo 120 minuti di tensione decide di chiudere anche l’ottavo di finale: balzo felino alla sua destra, mano protesa verso l’alto e rigore di Gekas sparato fuori dalla porta. I compagni si fidano e lo stimano, dopo ogni rigore un abbraccio significativo. Sintomo di un gruppo vero. Protetto da un portiere-personaggio, che twitta e para, para e twitta. Adesso dal Brasile, lanciando la sfida all’Olanda. Prossimamente, chissà, da Monaco…

Fonte: DIMarzio


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