giovedì 24 luglio 2014

0 Prandelli: "Ho fallito, è vero. Ma non sono scappato!"


"La cosa che mi ha ferito di più? L'accusa di essere scappato, l'idea della fuga. Non è vero. Non sono scappato da nessuno". A quasi un mese dalla cocente eliminazione ai Mondiali brasiliani l'ex ct azzurro Cesare Prandelli, nel frattempo divenuto allenatore del Galatasaray, racconta la sua verità al Corriere della Sera: "In Italia manca amore per la Nazionale, il calcio va rivisto. Balotelli? E' fondamentalmente buono, ma vive in una sua dimensione che è lontana dalla realtà".
L'ex ct parla anche del suo possibile successore e boccia Antonio Conte: "Non potrà trasmettere la stessa carica incontrando i giocaotri una volta al mese: diventa difficile. Il ct della Nazionale ha pochissimo tempo. Puoi ovviare, in parte, se hai un blocco di giocatori... Blocco Juve? Sì, assolutamente. Ma sono questioni che affronterà Conte, se verrà scelto".
Si parte dai Mondiali e da quella che, lo stesso Prandelli, definisce un avventura fallimentare: "E' il progetto che non ha funzionato - precisa il tecnico di Orzinuovi, intervistato da Beppe Severgnini -. Pensavamo di giocare in un certo modo e non ci siamo riusciti. Pensavamo di mettere in difficoltà la Costa Rica e non ce l’abbiamo fatta. Questo era il progetto tecnico. Ed è fallito. Punto. La responsabilità è mia. Ho pensato che, con gente di qualità in mezzo al campo, avremmo trovato facilità di manovra e profondità con gli esterni. Con la Costa Rica non ha funzionato. Avevo Cerci, Insigne, Cassano e Balotelli, quattro attaccanti che in campionato hanno mostrato il loro valore. Non siamo riusciti a creare una palla gol e siamo andati dodici volte in fuorigioco".
Prandelli, per la prima volta, parla anche di quei burrascosi giorni successivi al ko contro l'Uruguay dello scorso 24 giugno: le dimissioni subito dopo il fischio finale, poi il rapidissimo approdo sulla panchina del Galatasaray: "Mi hanno accusato perfino di non essere rimasto a elaborare il lutto. Ma questo non è compito dei defunti. Non sono mai scappato nella mia vita, sia personale che professionale. E' successo a Parma, dopo il crac Parmalat: sono scappati in tanti, io sono rimasto e con la mia squadrettina siamo arrivati quinti. E' successo a Firenze. Sono rimasto al mio posto da solo con i dirigenti inquisiti in Calciopoli, e nonostante questo, senza penalizzazione saremmo arrivati secondi in campionato. E non sono scappato dalla Federazione: siamo tutti dimissionari. Quindi io non sono scappato da nes-su-no. Fuga? Fuga de che?".
Secondo l'ex ct, che esclude categoricamente un suo ritorno sulla panchina della Nazionale in futuro, in Italia manca amore per la Nazionale: "La Germania, quando ha avuto difficoltà, si è chiesta: qual è la nostra squadra più importante? Non ha risposto Bayern o Borussia. Ha risposto Germania e tutti si sono messi al servizio della Nazionale. Nelle squadre italiane giocano il 38% di italiani. La stessa Juve ha sei titolari stranieri. Puntare sui settori giovanili, dicono. Ma se sono pieni di stranieri? Di cosa stiamo parlando?”.

Fonte: SportMediaset.it


0 commenti:

Feeds Comments

Versione mobile