lunedì 21 luglio 2014

0 Rafael: "Nello spogliatoio si parla napoletano, con me tra i pali Napoli imbattuto!"


La tradizione racconta che in Brasile chi non sa giocare a pallone va in porta. Il portiere comincia la carriera da ragazzino come fosse un emarginato. «E pure io ho iniziato così nella squadretta di calcio a 5 di Sorocaba: avevo 6 anni e facevo l'attaccante. Poi si fece male quello che faceva il portiere e l'allenatore decise che io dovevo prendere il suo posto».

Adesso, Rafael Cabral Barbosa, ma molto più semplicemente Rafael, si accinge a prendere per mano il Napoli.

Rafael, da zero a 100: come va il ginocchio operato?
"Ho recuperato al cento per cento. Non ho nessun tipo di problema: ho lavorato sodo in questi mesi per arrivare a questo momento della stagione nel pieno della condizione".

È un messaggio chiaro: il Napoli non ha bisogno di altri portieri?
"Io sono pronto alle sfide di quest'anno. A cominciare da quella in Champions. Ho giocato 11 partite lo scorso anno e la squadra è rimasta imbattuta con me. E spero che lo resti ancora a lungo. Sapevo, perché Benitez era stato chiaro, che avrei dovuto prima ambientarmi, che avrei dovuto attendere 5 o 6 mesi prima di poter giocare perché il calcio europeo non è come quello brasiliano, anche se in Brasile avevo vinto tanto con il Santos. Poi è arrivato l'infortunio, ma, grazie a Gesù, sono guarito".

Anche Rafael ha la sensazione che il Napoli possa vincere lo scudetto? "Speriamo. Ora diventa importante partire bene, riprendere subito il nostro rapporto privilegiato con la vittoria. Benitez con la sua mentalità non fa che ripetercelo: dobbiamo superare il turno di Champions e abbiamo i mezzi per fare tanta strada in Europa".

Il suo idolo? "Il mio idolo è sempre stato Marcos. Ha vinto un Mondiale con uno stile di parare molto efficace. A lui mi sono sempre ispirato. Anche se quando andavo in porta da piccolo vedevo in tv le imprese di Taffarel con Brasile e Italia. L'ho incontrato l'estate scorsa prima della gara col Galatasaray, squadra in cui faceva il preparatore dei portieri, e gli ho detto che se ero lì era grazie a lui".

Al Santos, a 16 anni, in allenamento un suo compagno le spezza una gamba. "Si chiamava Domingos. Sì, sono rimasto fermo quattro mesi, il mio primo infortunio. Ma sono stati i mesi più belli della mia vita: lì ho conosciuto la fede, ho imparato a leggere il Vangelo, a capire le parole di Gesù. Sono cattolico evangelista e riesco a superare con la preghiera ogni problema".

Ma nello spogliatoio di una delle squadre meno italiane che c'è, che lingua si parla? "Qualsiasi. Poi se proprio non capiamo, usiamo il napoletano. E lì hanno imparato tutti a parlare. Anche Jorginho lo ha già imparato".

Fonte: ilMattino


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