sabato 12 luglio 2014

0 "Sporco romano", poi la coltellata. Ecco come è nata la notizia di una vendetta tra tifosi


Negli ultimi giorni, sul web, abbiamo assistito a un rincorrersi di voci a proposito dell’accoltellamento di vico Melofioccolo, a Napoli, ai danni di un aiuto cuoco 25enne dell’Hotel Romeo, Federico Sartucci. C’è chi ha avallato esclusivamente l’ipotesi che si sia trattato di un episodio collegato alla rivalità tra tifoserie e chi invece ha voluto escludere questo movente. Secondo le indagini della Digos, l’ipotesi che si sia trattato di un vendetta per l’omicidio di Ciro Esposito sembra quella meno probabile. Ma si continua ad indagare soprattutto sul clima di odio tra le tifoserie napoletane e romaniste, odio che si è diffuso dopo la Coppa Italia, soprattutto sui social network. Abbiamo voluto chiedere un parere a Giancarlo Palombi, il giornalista che su Cronache di Napoli per primo ha ipotizzato la pista di una rappresaglia legata alla tragica morte di Ciro Esposito.

Giancarlo, la Digos sostiene che Federico non sia stato accoltellato per motivi legati alla rivalità tra tifoserie perché durante l’aggressione non ci sono stati riferimenti a Ciro Esposito.
È davvero necessario rivendicare la morte di Ciro per ritenere quell’aggressione un episodio legato al calcio?

“Allora, ricostruiamo come sono andate le cose. Tra sabato e domenica, a mezzanotte, Federico Sartucci arriva al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini. I medici avvertono la polizia e il primo verbale trasmesso dagli agenti parla di un ragazzo che è stato accoltellato per futili motivi da qualcuno che gli ha detto che deve lasciare Napoli e il lavoro. Il ragazzo viene portato alla caserma Raniero, dove gli investigatori gli chiedono se l’aggressore volesse soldi, se gli ha preso il portafogli, se conosceva l’accoltellatore o il suo tono di voce. Federico risponde no a tutte le domande. Racconta che gli hanno detto ‘sporco romano’ non devi lavorare qui, te ne devi andare. La Digos, a tal proposito, dice che se fosse un episodio legato al calcio l’espressione usata sarebbe stata ‘sporco romanista’, non ‘sporco romano’”.

Altra questione controversa è il fatto che, secondo molti media e gli stessi investigatori, le rappresaglie sportive nascono tra opposte tifoserie non tra due persone, come accaduto nel caso di Sartucci, ma tra gruppi organizzati. Tu che ne pensi?

“Tutti insistono sul fatto che Sartucci non appartenga a gruppi organizzati, ma è molto difficile che un tifoso abbia un daspo di 3 anni in un contesto singolo, non legato ai gruppi. Non è una condanna dei gruppi, è solo una constatazione. È anche vero, però, che le aggressioni per motivi calcistici avvengono sempre in gruppo e sono seguite da rivendicazioni, mentre qui c’è stato l’uno contro uno. Infine, la dinamica della pugnalata: si è trattato di una ‘puncicata’, superficiale, come avviene appunto negli scontri tra tifoserie. E ancora, il giorno dopo la Digos acquisisce gli atti di quanto avvenuto: succede anche per le coltellate per motivi futili? Insomma, ipotesi poco probabile, ma comunque da seguire”.

Tu però sei stato il primo a ventilare su “Cronache di Napoli” di un ferimento per motivi legati al calcio…

“Io ho solo acquisito i dati e aperto un ventaglio di ipotesi. Il problema è che ci siamo abituati a fare questo lavoro dando delle sentenze perché è questo che chiedono i lettori. Non si accontentano più delle notizie ma vogliono i giudizi e allora ecco i titoli scioccanti anche quando la notizia scioccante non è o i dettagli macabri dati in pasto alla gente. È colpa nostra, di tutta la categoria. Gli uffici stampa delle forze dell’ordine, del resto, riferiscono fatti; poi sta ai cronisti accertarli e vedere se c’è la notizia. Io sono stato fortunato rispetto ai colleghi perché ho avuto più tempo, quella sera, per farlo. Ho potuto dedicarmi alla notizia”.

Secondo te è davvero così rassicurante pensare che non c’entri il calcio e che lo abbiano accoltellato per via del lavoro? Non sarebbe comunque odioso razzismo, visto l’epiteto “sporco romano”?

“Non è rassicurante per niente. Il razzismo non è meno grave. Ed è inquietante anche il fatto che chi ha accoltellato Federico conoscesse il suo lavoro e i suoi orari mentre la vittima non ne ha riconosciuto neppure il tono di voce dell’aggressore. Se l’episodio fosse accaduto al contrario e un napoletano a Milano fosse stato definito ‘sporco napoletano’ e pugnalato, il fatto avrebbe indignato tutti, avrebbe assunto dimensioni nazionali. La pista di Ciro Esposito, d’altra parte, era solo una delle ipotesi di cui parlavo nel mio pezzo, non si poteva scartare visto ciò che era successo, anche se le dinamiche calcistiche sono differenti e altri i copioni utilizzati. Poi a qualcuno ha fatto gioco utilizzare solo quell’ipotesi, ma è un’altra questione”.

Perché secondo te i media e la Digos si sono affrettati ad escludere il movente calcistico?

“È tipico dell’impostazione della Digos: non si può confermare né smentire senza avere precisi elementi oggettivi. D’altra parte l’analisi fatta dalla Digos dopo il fatto è molto corretta ed esatta e non smentisce il mio primo articolo che appunto ventilava una serie di ipotesi, semplicemente definisce quella legata al calcio la meno probabile. E poi c’è un problema di ordine pubblico: immagina ad ammettere che potrebbe essere riconducibile alle tensioni tra tifoserie… basterebbe andare su Fb per trovare giustificazioni morali relative alla tragedia di Ciro. C’è una tale quantità di odio in giro da fare paura. Siamo tutti ripiegati su noi stessi, isolati, e basta un piccolo pretesto per scattare. È meglio mettere la notizia in quarantena per vederci più chiaro e indagare con calma”.

Tu che idea ti sei fatto di questa storia?

“Che Federico si sia trovato immischiato in una situazione lavorativa particolare, che si sia saputo che non solo aveva un posto di tutto rispetto all’Hotel Romeo pur non essendo napoletano, ma che ma tifava pure Roma. Si sono semplicemente sommate le componenti: il senso dell’accoltellamento sarebbe in questo caso ‘ti sei preso un lavoro a Napoli, che spetta a noi napoletani e sei pure tifoso romano? E no!’”.

Fonte: Paralleloquarantuno.it


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